Piccolissime Differenze


Prendete un insegnante, uomo. Chiameremo costui Illo.

Prendete un’alunna, donna. La chiameremo Lei.

Prendete un alunno, uomo. Lo chiameremo Lui.

Illo ha un metodo tutto suo. Illo considera importante che la classe parli, esprima la sua su ciò che dice e si correggano gli esercizi a vicenda, lo ritiene un “arricchimento“. All’inizio Lei partecipa attivamente, cerca di capire,  e ogni tanto gli fa delle domande per avere chiarimenti (cui dovrebbe rispondere Illo) ma Illo non le risponde e Lei deve accontentarsi degli aiuti che riceve dagli alunni, i quali però non sono Illo e si arrabattano come lei, per cui a Lei resta sempre il dubbio di non aver capito un ciufolo.

Lei confessa le sue difficoltà, lo dice. Illo non le risponde in aula, davanti a tutti. La chiama in privato e le dice che non riesce proprio a capire come mai Lei non capisce, ma comunque se Lei non capisce è un problema di approccio di Lei, è chiaro. Invece di sentire i compagni (ma non erano un “arricchimento”?), Lei dovrebbe tenere in conto le parole di Illo (che però lascia cadere le sue domande). Illo aggiunge che ha un’intera classe da seguire, mica può farle un corso individuale (no, ma, almeno, rispondere alle domande come fa con gli altri…)

Dulcis in fundo, Illo chiede a Lei che se vuole abbandonare il corso non c’è problema, anzi magari le rimborsa il costo (sempre se non già emessa fattura). Lei, che nella sua osservazione a Illo, non aveva mai dato alcun segnale di voler abbandonare il corso e quindi non capisce come a Illo possa essere venuta in mente una cosa simile (si è sentito attaccato?), lo chiarisce a Illo.(*)

Illo corregge gli esercizi di Lei e Lui.

LEI DISCUTE CON ILLO 

Illo manca di sensibilità a Lei, cade in un equivoco. In pratica attribuisce a Lei intenzioni che Lei, invece, non aveva e in più, le rileva un errore. Non contento, fa una predica sul fatto che quell’errore le donne lo fanno spesso, come se, aggiunge Illo, si volessero mettere sullo stesso piano degli uomini.

Lei si urta, e per esserle state attribuite intenzioni che non aveva e per la generalizzazione davvero gratuita. Lei gli fa notare gentilmente l’equivoco e la mancanza di sensibilità, ma Illo ribadisce di aver visto ciò che ha visto Illo e non ciò che dice Lei.

Lei si è urtata, ma è una che ragiona, quindi aspetta di sbollire e rivede a mente fredda l’accaduto. L’insensibilità c’è, è evidente. Giorni dopo, per correttezza Lei lo dice senza offendere, senza aggredire, senza dare in escandescenze, semplicemente argomentando pacificamente e, soprattutto razionalmente a Illo, e sorride anche. Dopodiché Lei dice  che, se non dà fastidio a Illo, preferirebbe seguire in silenzio il resto del corso, senza più intervenire alle discussioni (tanto alle domande di Lei Illo manco risponde).

Stavolta Illo risponde pubblicamente, dice, in modo anche insofferente, che Lei s’è fatta  le menate, che l’ha messa sul personale, le precisa che non fa lo psicologo né lo psicanalista, che non è questo il momento delle sedute psicologiche (boh) che se a Lei non era piaciuto quanto da Illo detto, poteva anche concludere che avesse detto idiozie o ragionarci sopra (è noto infatti che le donne non ragionano mai, figuriamoci. Lei, infatti, ci ha ben ragionato ed ha preferito risolvere l’equivoco e segnalare la mancanza di sensibilità, indipendentemente dal fatto che Illo abbia detto idiozie o non).

La solita storia:  quando l’uomo pecca di insensibilità con la donna, dopo si meraviglia se la donna se l’è presa. Anche se lei glielo spiega con la dovuta calma, l’uomo continua a non (voler?) capire: l’uomo, come al solito,  non vede alcun problema quando c’è di mezzo la donna, e se c’è, è colpa di della donna, senz’altro. E non contento, le dice che la vede incazzata perfino quando  sta sorridendo.

Andiamo avanti: Illo non fa alcun commento sulla decisione di Lei di tacere per il resto del corso, ergo, evidentemente a Illo (che già al primo problema  aveva subito chiesto a Lei se se ne voleva andare) sta bene perdere l’interazione didattica con Lei. Niente più domande di Lei? Fa niente. Lei si fa gli esercizi per conto suo? Peggio per lei.

LUI LITIGA CON ILLO

Illo corregge l’esercizio di Lui e gli rileva un errore, un ENORME errore.

Lui vuole capire dove sbagli e chiede lumi a Illo facendogli esempi e controesempi di gente professionista che prenderebbe le sue stesse decisioni. Il concetto che passa è : perché Illo rileva a Lui un errore laddove se lo fanno i professionisti non lo rileva?

Illo prova a spiegarglielo ma Lui ancora non capisce e insiste a con i controesempi. Illo glielo rispiega e aggiunge una osservazione, un commento  su Lui. Lui prima dice che allora è superfluo continuare il discorso, un attimo dopo, quindi a mente ancora calda, ci ripensa e confessa che quel commento di  Illo su di Lui gli fa girare i cosiddetti e, anzi, aggiunge, senza mai sorridere, che se Lui cercasse offese, le troverebbe gratis per strada. Propone altri controesempi e infine conclude che poiché ha rilevato che i commenti non in linea paiono irritanti, tacerà.

A questo punto, Illo, secondo voi, cosa fa? Chiede a Lui se vuole lasciare il corso, confessa di non capire perché Lui se l’è presa, lo accusa di averla messa sul personale, gli specifica di non essere uno psicologo e che non vede il motivo delle menate di Lui, gli dà forse dell’incazzato, come ha fatto con Lei? Assolutamente no. Illo, glissa la parte relativa al giramento di Lui,non risponde alla stoccata sulle offese che stanno gratis per strada, neanche lo accusa di avercela con Illo, come invece ha fatto in risposta alle obiezioni sorridenti di Lei.

Illo risponde a Lui con estrema dolcezza. Innanzitutto dice che non desidera affatto che Lui taccia, anzi, le sue domande sono giuste, poi si dilunga in una faticosa spiegazione per fargli capire che i professionisti, anche quando sbagliano lo sanno fare bene e conclude augurandogli un giorno di riuscire a diventare bravo quanto loro.

Riassumendo: Se Lei fa notare sorridendo a Illo la sua mancanza di sensibilità, Illo vede Lei incazzata, se ne infischia se tacerà per il resto del corso e qualunque problema sia sorto tra di loro è sicuramente colpa di Lei. Illo si reputa innocente, anzi per Illo il problema sussiste solo nella testa di Lei (effettivamente, le donne sono tutte uguali, parlano a vanvera, si immaginano le cose…) E se Lei vuole tacere fino a fine corso, faccia pure.

Quando invece Lui notifica a Illo, in modo anche sgarbato, la mancanza di sensibilità fatta da Illo verso Lui, Illo non si offende, non si risente, non nega di averlo ferito, e non sottolinea quanto Lui ce l’abbia con Illo, anzi è tranquillo. Con Lui, Illo cerca di recuperare il rapporto, lo esorta a non tacere e gli augura uno smagliante futuro.

Illo è riuscito a riparare, Lui lo perdona, Illo gli fa pat pat sulla spalla. Pace fatta tra Illo e Lui. Lui continuerà a intervenire al corso, con gran piacere di Illo.

Di Lei, invece, a Illo non importa nulla. Se Illo manca di sensibilità con Lei, ovviamente è un problema  di Lei, mica della mancanza di tatto di Illo (la cui esistenza invece è confermata proprio dal commento che Illo ha rivolto anche a Lui).

A Illo, uomo, sembra non importare se ferisce la donna, se Lei si urta. Non riconosce di aver sbagliato  e trova più semplice scaricare la responsabilità a Lei; se invece Illo ferisce un uomo, e a lui girano, si impegna a capire e recuperare il rapporto.

E se Lei a questo punto intervenisse e parlasse di solidarietà maschile, ovviamente Illo  le direbbe che è  in errore.

Allora Lei sapete che fa? Vi riferisce i fatti e lascia che siano quelli a parlare.

(*): Guarda caso, il giorno dopo lo sfogo di Lei, Illo inizia a chiedere feedback agli altri alunni e cerca di intervenire più spesso con i chiarimenti…

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Una risposta a Piccolissime Differenze

  1. Marina ha detto:

    Poverino Illo… Onestamente mi fa un po’ pena. Che piccolo essere…

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