Incomprensioni – lo Humoracconto


Incomprensioni
humoracconto di Valeria Barbera

Ridemmo tutti a crepapelle all’annuncio del suo nuovo metodo per la produzione di energia.
L’eco mediatico del precedente fallimento perdurava nelle alte sfere della Scienza e qualche industriale serbava ancora legato al dito il ricordo di promesse mai mantenute. Ma lui non aveva voluto indugiare oltre. Al diavolo le passate incomprensioni, si era detto.
Con l’entusiasmo di un bambino, confidava che avremmo compreso le rivoluzionarie conseguenze delle sue parole, perché stavolta, sì stavolta, aveva trovato l’idea giusta e il mondo aveva fame di energia. Lo avremmo ascoltato e portato in trionfo, ci saremmo inginocchiati ai suoi piedi rendendogli grazie per il dono ricevuto. Il nuovo Prometeo, lo avremmo ribattezzato lodando il suo ingegno, e la sua effigie sarebbe stata posta accanto a quella di Einstein nei libri di storia.
Si chiamava Nikola Tesla, proprio come il carismatico scienziato di origine serba deceduto in una stanza d’albergo in strane circostanze. Una morte sospetta sulla soglia di una grande scoperta, dissero i più, ma alcuni giurarono che il governo americano aveva nascosto le sue carte in un dossier sigillato dalla scritta “Top Secret”. Era pazzo, sosteneva di parlare con i marziani, spettegolavano ridacchiando, e lentamente il ruvido velo della malignità si era posato sulla sua memoria fino a dissolverla. Finché, una notte, il genio incompreso era apparso in sogno al suo omonimo per mostrargli i progetti dell’ultima invenzione. E’ l’idea del secolo, gli garantì, salterete a pie’ pari anni e anni di evoluzione tecnologica.
Eppure, nessuno di noi credette a quel sedicente inventore che in un video su youtube decantava le meraviglie di una macchina di cui non era disposto a rivelare i dettagli. Non voleva subire la sorte di Meucci, si giustificava, non voleva finire come tutti quegli scienziati che si erano visti sottrarre la paternità di un’invenzione epocale. Sono ciechi, non capiscono, delirava in laboratorio annichilando nella sua mente il suono delle sghignazzate, mentre le sue mani scheletriche assemblavano i componenti. Decise allora che avrebbe venduto il progetto al miglior offerente e si sarebbe ritirato in un’isoletta del Pacifico.

L’acquirente si presentò nello studio una sera di marzo dopo una pioggia incessante. Con quel carico di doni che fuoriuscivano dall’impermeabile, apparve a Nikola come uno dei Re Magi guidato dalla stella cometa che aveva diffuso la sua fama. L’esitazione di Tesla fu tradita dal leggero tremolio dei piedi che balbettarono qualcosa sotto la sedia, fu una vibrazione impercettibile a un osservatore esterno, subito annullata dal corposo assegno che scivolò nelle sue tasche vuote. Era fatta. Col pensiero si vide sulla riva dell’oceano a contemplare quelle onde fluttuanti che gli erano tanto care, mentre il denaro veniva trasferito sul suo conto offshore.
Nulla di più, nulla di meno, disse l’acquirente mentre si allontanò nel buio della notte. Sventurati noi che non capimmo.
Quello che successe dopo, be’, dovevamo immaginarlo. L’elicottero privato di Tesla era appena giunto in vista della sua amata isoletta quando un boato persistente sfondò la barriera del suono e i timpani dei sette miliardi di abitanti del pianeta. Le pale del velivolo si sbriciolarono come pasta frolla, l’impetuosa tempesta generata dalle trombe del giudizio sbranò le navi nell’oceano come fossero di carta, lasciando ai rivoli gorgoglianti di magma incandescente l’onere di risucchiare i detriti nella voragine.
Fu un’Apocalisse che solo San Giovanni aveva potuto prevedere, ma anche lui era rimasto inascoltato. Le bestie bibliche erano lì che adattavano il pianeta alle loro esigenze, indifferenti alla catastrofe della specie indigena. Il vuoto cosmico ingoiava pezzi di Terra rigurgitando scintille di energia, la stessa energia che la macchina di Tesla avrebbe dovuto fornire per il bene dell’Umanità usando il pianeta come conduttore.
Questione di unità di misura diverse, si difesero gli alieni alle nostre rimostranze, voi vedete un decubilione di terawatt dove noi intendiamo un milionesimo di brell, ma la macchina ora è nostra assieme alla licenza di utilizzo. Se il vostro pianeta non la sopporta neanche alla potenza minima non possiamo farci niente, dovevate pensarci prima di firmare il contratto. Ringraziate che non chiederemo l’intervento dell’Associazione degli Alieni Commercianti affinché facciano valere la garanzia, ma di annullare la compravendita non se ne parla.
Ora levatevi dagli sguerk e lasciateci lavorare in pace!

Tu, sì, proprio tu che stai leggendo la mia richiesta di soccorso, dico a te: riesci a spiegare a una specie eterna che il “Nikola Tesla” che li aveva contattati un secolo fa non era lo stesso che gli ha venduto la macchina? Glielo fai capire tu che non aveva alcuna autorità per siglare accordi intergalattici a nome dell’intero pianeta?
Siamo qui avvolti dalla nube di polvere interstellare, fiondati nel cosmo dopo che quei bestioni hanno distrutto anche la stazione spaziale. Non so se arriverai in tempo, se la diplomazia interspecie sarà capace di aggiustare il vaso di Pandora, quei presuntuosi assicurano che quassù è tutto un brulicar di razze tanto progredite, ma io ormai sono scettico su qualunque cosa.
Difatti conservo ancora questo dubbio, prendilo come l’ultimo desiderio di un condannato a morte o forse è solo l’euforia causata dall’ossigeno della mia tuta che si sta esaurendo, però, davvero, non vorrei crepare prima di avere avuto una risposta: che se ne faranno mai del Sistema Solare? Quell’imbecille non gli aveva ceduto solo la macchina?


(c) Copyright 2012 by Valeria Barbera

Ovviamente si tratta di un racconto scritto per riderci sopra, ispiratomi un po’ dalla realtà un po’ dalla fantasia.
NOTA: Per chi non conoscesse chi era Nikola Tesla, cosa c’entrassero i marziani con lui o di quali invenzioni si occupasse, c’è sempre Wikipedia
Sempre se non lo avete già visto in The Prestige.

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