La protesta di Paola Caruso, precaria da 7 anni


Paola Caruso è  giornalista del Corriere, ma con un contratto precario. Il problema è che va avanti così da 7 anni , e quando finalmente si libera un posto in redazione esso viene assegnato ad un giovane appena uscito da una scuola di giornalismo.

Come scrive nel suo tumblr, Paola ha iniziato dal 13 novembre 2010 uno sciopero della fame e della sete per protesta verso questa situazione, ma soprattutto verso una situazione lavorativa italiana che abusa del tempo  (7 anni di precariato sono tanti, troppi) e delle speranze dei lavoratori, per poi infrangerle.

Ecco le sue parole

da 7 anni lavoro per il Corriere e dal 2007 sono una co.co.co. annuale con una busta paga e Cud. Aspetto da tempo un contratto migliore, tipo un art. 2. Per raggiungerlo l’iter è la collaborazione. Tutti sono entrati così. E se ti dicono che sei brava, prima o poi arriva il tuo turno. Io stavo in attesa. 

La scorsa settimana si è liberato un posto, un giornalista ha dato le dimissioni, lasciando una poltrona (a tempo determinato) libera. Ho pensato: “Ecco la mia occasione”. Neanche per sogno. Il posto è andato a un pivello della scuola di giornalismo. Uno che forse non è neanche giornalista, ma passa i miei pezzi. 

Ho chiesto spiegazioni: “Perché non avete preso me o uno degli altri precari?”. Nessuna risposta. L’unica frase udita dalle mie orecchie: “Non sarai mai assunta”.

Non posso pensare di aver buttato 7 anni della mia vita. A questo gioco non ci sto. Le regole sono sbagliate e vanno riscritte. Probabilmente farò un buco nell’acqua, ma devo almeno tentare. Perché se accetto in silenzio di essere trattata da giornalista di serie B, nessuno farà mai niente per considerarmi in modo diverso

In questo weekend gli amici l’hanno convinta a bere qualcosa ma è sempre determinata a far sentire la sua voce attraverso lo sciopero.

Ora io non so chi sia questo giovane assunto, se sia raccomandato o meno, non m’interessa. Io penso che 7 anni di precariato, durante i quali Paola ha scritto articoli che sono stati pubblicati e non cestinati,  equivalgono ad aver meritato un posto di lavoro vero, un contratto con dei diritti, equivalgono ad una esperienza sul campo che non può dare nessuna facoltà di Laurea o Scuola di Giornalismo per quanto blasonata sia.

Ci sono diversi articoli scritti da Paola sul sito del Corriere, li leggevo e seguivo Paola su Friendfeed  e se c’è una cosa su cui le testate giornalistiche ormai dovrebbero puntare invece di piangere per la crisi della carta stampata, è proprio una persona con un modo di scrivere accattivante  e fresco, che sappia comunicare,  invece di proporre una fredda enunciazione di notizie scritte dalla macchina di Turing che possiamo leggere ovunque.

La personalità, la determinazione conta, e questa ragazza ne ha abbastanza da affrontare uno sciopero che può nuocere gravemente alla sua salute, ma lo fa per far emergere l’indifferenza in cui molte persone sono costrette a lavorare, lo spreco che viene fatto del tempo e delle speranze di queste stesse persone.

Al di là della testata, non importa se è Pinco Pallo o Pallo Pinco, il discorso è più ampio perciò mi rivolgo a tutte le aziende che hanno precari: un lavoratore non è solo un ingranaggio, è una persona. 

Un’azienda può terminare un rapporto di lavoro con un lavoratore se costui/costei non ha le qualità per far parte dello staff, se un’azienda utilizza da tanti anni le competenze e le capacità di una persona, allora

  • o questa persona è in gamba e alla prima occasione la fanno avanzare
  • o non è in gamba ma va bene tenerla a quelle condizioni
  •  o lunghi anni di precariato non sono bastati (!?!) per capire se queste qualità ci sono
  • o c’è un quarto motivo che ci è ignoto e ci piacerebbe conoscere.

In tutti i casi non sono solo le aziende che investono nelle persone, ci sono le persone, che investono il loro tempo le loro energie nell’azienda, senza le quali l’azienda non sarebbe arrivata dov’è.

La prima risorsa di un’azienda sono le persone. Dobbiamo aspettare che ce lo dicano dall’America per capirlo?

Lasciare dei lavoratori galleggiare per anni nel limbo, che sia un precariato che sia una condizione di indeterminazione sulla propria carriera lavorativa, non fa onore a nessuno.

Il tempo dei lavoratori è importante tanto quanto quello delle aziende, ricordatelo sempre prima di offrire contratti di questo tipo, ricordatelo sempre prima di offrire ad un lavoratore solo anni di precariato e speranze infrante.

Parlatene sul vostro blog, a questo url tutti gli aggiornamenti sul caso Paola.

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2 risposte a La protesta di Paola Caruso, precaria da 7 anni

  1. GIORDANA ha detto:

    e’ vergognosa la situazione che si è costretti a sopportare!

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  2. gerovital ha detto:

    ci sono persone che credono ancora in qualcosa
    hanno qualcosa di buono in loro….

    Mi piace

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