Miti e leggende sui single: i pregiudizi di chi non conosce la vita


Oggi mi sono proprio stufata dei falsi miti sui single.

Giro un po’ su internet e leggo il commento di una persona che muove lodi al suo medico di famiglia, definendolo il classico medico di una volta.

Alla fine salta fuori che il medico è single, cioè non sposato.

Conclusione di uno sposato: è un buon medico solo perché senza moglie e figli ha un sacco di tempo libero. Già. La vita per i single è molto più semplice.  Diciamola tutta.

I PRESUNTI VANTAGGI DELL’ESSERE SINGLE

Ecco alcuni miti e leggende sui single

  • Il single ha sempre un sacco di tempo libero, lo sposato no
  • Il single ha un sacco di donne/uomini e sta sempre a fare sesso, lo sposato purtroppo deve limitarsi ad una vita monogama e accettare i no e i mal di testa politici una sera no e dieci sì
  • Il single non ha nessuna responsabilità, né morale né finanziaria,  lo sposato le ha tutte, ha il mondo intero sulle spalle
  • Per il motivo sopra, il single ha un sacco di soldi, lo sposato sta sempre con le pezze al culo.
  • Il single fa carriera, lo sposato purtroppo non può
  • Il single non rinuncia a nulla, lo sposato rinuncia alla vita
  • Il single può permettersi il lusso di fare bene il suo lavoro, lo sposato no perché ha mille pensieri
  • Il single è un bamboccione, lo sposato è adulto

COME CRESCERE IN UN LAMPO

Da cosa derivano queste leggende dell’evoluzione? Dai passi considerati necessari per crescere, eccone quelli più importanti

  1. Lasciare presto la casa dei genitori (sennò sei un “bamboccione”)
  2. Sposarsi, prima si fa meglio è
  3. Fare figli (possibilmente nei primi anni del matrimonio)

Guarda caso, moltissime persone che mi raccontano queste frottole hanno gli scheletri nell’armadio. Non è raro colui che lo dice solo perché non andava d’accordo coi suoi, così a 18-20 anni se ne trova una e la sposa, passando dalla casa dei genitori alla casa con la moglie/marito.

Costui non ha mai conosciuto il “piacere” di vivere da soli, di rifarsi il letto, di rattopparsi i calzini e di lavarsi le mutande (infatti alcuni preferiscono non portarle), o di mettere a posto la casa e cucinarsi il pasto.

Quando era single a tutte queste cose pensava la mammina, ora che è sposato, quindi “adulto e responsabile”, ci penserà la moglie o, in epoca di pari diritti, il marito.  In nessuno dei casi ha mai davvero vissuto, perché ha sempre trovato qualcuno che gli risolveva le incombenze, lasciando a lui solo i vantaggi della vita da single o da sposati.

Ho avuto il piacere di conoscere alcuni di questi sapienti e avveduti esseri umani, che vantavano la certificazione di  “persone mature, adulti e non bamboccioni“, parlando dei sacrifici fatti per crescere i figli, della fatica di mantenere la famiglia e di quanto erano fortunati i single perché possono uscire con chiunque e a qualsiasi ora.

Per loro la parola “Single” indica libertà, no responsabilità, vita facile e ora che sono sposati e genitori amano trastullarsi il cervello con le lagne e i rimpianti della passata vita da single, dimenticandosi per arteriosclerosi galoppante che nessuno li aveva mai costretti con la lupara in mano a lasciare il beato stato di single .

Ma come fargliene una colpa? La dimenticanza è sicuramente causata dalla vita a due e non dalle infinite sigarette e pasti abbondanti, rigorosamente cucinati dalla/dal consorte, che sono soliti consumare a ora tarda, figuriamoci.

Ecco l’altro mito sui single: i single vivono più a lungo perché hanno meno problemi e meno stress. Beati loro che non sanno cos’è la tribolazione!

LO SPOSATO INFELICE

Questi esseri, che spero costituiscano la minoranza dei coniugati, si autocelebrano a destra e a manca per la loro maturità, per il cofano di responsabilità che portano con onore sulle spalle, perché mantengono la famigliola.

Peccato che si “dimentichino” di confessare che, in verità, loro, poveretti, guadagnano solo 700-800 euro al mese e che i costosissimi viaggi ai caraibi, due settimane all inclusive in villaggi 4 stelle con annessa offerta “bambino gratis”, che amano fare ogni 2-3 mesi per combattere lo stress della vita da sposati, sono finanziati dalla moglie, che guadagna abbastanza, e solo coi suoi meriti,  da mantenere due famiglie di 10 persone per 30 anni.

Costoro amano vantarsi anche delle nottate trascorse impavidamente ad aiutare la moglie/marito  ad addormentare i bambini, ricordando che sono figli loro solo quando mostrano le foto delle vacanze su facebook o il diploma di maturità ai vicini.

O peggio ancora, quando piazzano la foto dei pargoli come sfondo sul computer in ufficio, perché al capo piace pensare ai figli dei dipendenti come futuri impiegati, perché domani costoro andranno dallo stesso capo e gli chiederanno, oltre agli assegni familiari, anche un congruo aumento di stipendio per la bocca in più da sfamare.  Se sanno anche piangere il capo glielo concederà per solidarietà: anche lui ha una famiglia e bocche da sfamare, tra disgraziati ci si aiuta.

Come dimenticare quei colleghi, che ho conosciuto, che convincono la moglie, imprenditrice e partoriente, a tornare al lavoro appena possibile in modo che potranno essere loro i beneficiari della maternità ed uscire dall’ufficio 2 ore prima?

Come non capire le tribolazioni di quegli altri colleghi che, appena assunti in azienda, si informavano sui benefici concessi agli sposati (luna di miele, permessi di famiglia, maternità, assegni famigliari…) e, appena superato il “periodo di prova”, comunicavano la data delle nozze?

E che dire dei tanti colleghi che, ancora single, erano stati subito mandati in trasferta “tutto pagato” e piangevano  tutte le sere perché sentivano la mancanza della mamma?

Neanche gli stratosferici 2-3000 euro al mese tra indennità di trasferta e straordinari pagati riuscivano a consolarli.

Anche loro dopo un po’ fissavano la data delle nozze, perché se ti sposi puoi tornare a casa, poi se sei fortunato e arriva subito la cicogna potrai presentarla al capo , che provvederà a sostituirti con un altro single pronto a partire.

Pensate  un po’:  a me , single che stavo fino a sera tarda in ufficio, facevano problemi perché per seri motivi di salute non potevo stare seduta al pc 15 ore al giorno e, nonostante certificati e operazioni chirurgiche, i colleghi sposati, che andavano tutti i giovedì a giocare a calcetto con gli amici mentre la moglie restava a casa, sola, a preparargli la cena e ad accudire i figli,  continuavano a dirmi che io ero “fortunata” e loro soffrivano più di me.

La sera raccontavano ai figli la favola della single che pur di non lavorare fingeva di stare poco bene.

Eh già, questa vita paradisiaca che purtroppo è abbracciata solo da pochi eletti, i single.  Peccato doverla abbandonare per far vedere al mondo che non siamo più i bambini di una volta e men che meno non siamo i bamboccioni di nessuno.

Ma come contraddire addirittura l’anagrafe, che quando ti rilascia la carta d’identita, e tu gli dici “single”, loro riportano “stato civile: libero”?

Libero dalle tasse? No, ne paghiamo anche di più e non esistono bonus o detrazioni o assegni per i single.

Libero dalla morte? No, anzi gli studi dicono che i single muoiono prima degli sposati…

Libero dalla povertà? No, perché se un single prende 1-2000 euro, in coppia si cumula con lo stipendio della dolce metà.

Libero di viaggiare low cost? Mai sentito parlare del “supplemento singola”?

Libero dalle responsabilità? No, perché quando i genitori invecchiano tu diventi il loro genitore e papà e mammà diventano i tuoi figli. Li devi accudire, li devi consolare, gli fai compagnia, li accompagni negli ultimi anni della loro vita. Altrimenti chi lo farebbe al posto tuo? I parenti sposati? Che ti aiuterebbero volentieri a parole ma nei fatti hanno già le loro scocciature e non vogliono pure le tue? Quelli per cui i genitori esistono solo se gli conviene?

UN SINGLE QUALUNQUE

Io sono single e vivo coi miei, quindi, per i più, sono una bambocciona.

Come tante persone, i cui sforzi non saranno mai riconosciuti,  ho dovuto per molti anni fare da mamma a figli non miei, ho fatto tutto quello che fa una mamma, sì, anche le notti insonni, tranne partorirli.

Ma ciò non è sufficiente per avere la certificazione di “adulto”, perché sono single, quindi non conto e nei discorsi di gente sposata, che si scambiano consigli su come si trattano le coliche addominali infantili, mi si risponde con aria di superiorià “Ma tu che ne sai? Sei single! Beata te che non sai che passiamo noi!

Ora accudisco mia mamma  e per farlo ho adattato anche il mio lavoro rinunciando perfino a proposte da direttore d’azienda informatica.

Non vado in vacanza da anni, non sono mai stata ai caraibi e non ho mai visto un villaggio 4 stelle.

Lavoro, lavo, stiro, cucio, cucino, pago le bollette, curo le pratiche burocratiche,  mi occupo della salute dei miei e nel tempo libero, che essendo single ho “in quantità”, dico con goduria il fatto suo al vicino convinto che single= scemo e che non capirà mai, beata l’ignoranza, che l’unico scemo è lui.

Quando accompagnai mia mamma dal dottore e lei mi presentò come ultima figlia e suo bastone della vecchiaia, alla parola “single“, il medico esclamò “Ultima e single? Quindi hanno scaricato tutto sulle tue spalle.

Gli chiesi il come della deduzione, rispose che quando lui era l’ultimo single rimasto in famiglia gli capitò la stessa cosa, nessuno lo aiutò perché gli altri erano sposati. Ora è sposato anche lui.

Il buon medico di famiglia, quello che in quanto single avrebbe un sacco di tempo libero per fare bene il suo lavoro, sì anche lui ha la mamma anziana: chissà chi le fa compagnia e la protegge.

Si parla tanto degli anziani che restano soli a casa, vittime di furti e rapine o malori avuti in solitudine, dimenticati dai figli che vanno all’estero per far carriera, e poi si etichettano “bamboccioni”  i figli che li accudiscono senza lamentarsi, ma allo stesso tempo li si invidia perché sono single, quindi liberi.

Che ipocrisia vero?

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5 risposte a Miti e leggende sui single: i pregiudizi di chi non conosce la vita

  1. Max T ha detto:

    Ciao Valeria, io sono sposato da un bel po di anni. Non sono un single, quindi, ma tra i vari fratelli, sorelle e cugini siamo gli unici a non avere figli. A volte ci giudicano fortunati perchè liberi dal gravoso impegno dei figli; suona quasi come un’accusa! A me personalmente non piace fare confronti e credo che sia buona cosa fregarsene dei giudizi altrui. Ognuno è libero di vivere la propria vita, come gli riesce, come si sente, come gli capita.
    Un salutone da MaxT
    P.S: ero già passato da queste parti

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  2. stefitiz ha detto:

    cosa vuoi che ti dica. io sono sposato ma mia moglie non lavora, quindi i due stipendi me li sogno e ti assicuro che si fatica; oltretutto essendo non lavorante, mia moglie è quasi sempre la volontaria per risolvere certi problemi dei suoi genitori ( gli altri fratelli lavorano e non possono quasi mai prendersi ferie ). Qua vedo che da qualsiasi parte la si veda ” l’erba del vicino è sempre più verde ” e ognuno reputa la situazione dell’altro migliore. Un saluto

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  3. Pingback: Una Famiglia Normale « Valeria Barbera: My Blog

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