Fiaccoline e fiaccolone ovvero: Le Olimpiadi


Le Olimpiadi: che bella invenzione!

Se dovessi descrivere a un alieno cosa hanno di buono gli esseri umani, gli parlerei di questo splendido evento che vede ogni 4 anni centinaia di nazioni competere per stabilire chi salta più in alto, chi lancia più lontano e chi corre più velocemente, secondo il “famosissimo” motto che “L’importante è partecipare…anche se vincere è meglio”.😉

Certo non ci facciamo una bella figura proseguendo le guerre invece di sospenderle come facevano gli antichi Greci, sicuramente non depone bene la storia del doping che dopo anni riporta a casa delle medaglie vinte con l’inganno.

Per cui io gli farei vedere le cose che mi piacciono di più: la Cerimonia di Apertura, la Sfilata delle Nazioni e l’Accensione del Braciere.

Sono le parti che più di tutte rappresentano a cosa aspiriamo e poco male se non ci arriviamo ancora, siamo mortali, fallibili e imperfetti per definizione, ci si deve accettare nella buona e nella cattiva sorte.

Quest’anno, 2008, siamo a Pechino, antica Beijing in Cina e ne abbiamo viste di tutti i colori in apertura, a cominciare dai fuochi d’artificio e il conto alla rovescia a percussione luminosa.

Siamo passati poi alla tradizionale Sfilata delle Nazioni, il momento gaio degli atleti che fanno sfoggio della tenuta da viaggio del proprio Paese, dalle tuniche degli Africani all’elegante completo argentato degli Italiani.

Avete notato come ogni portabandiera abbia un modo del tutto personale di impugnare il vessillo? C’è chi lo maneggia come ramazza, chi come pagaia, chi come un’arma medievale.

Il nostro Antonio Rossi, tra l’entusiasta e l’imbarazzato, sembrava voler spolverare l’ultimo scaffale della libreria di casa, impresa davvero faticosa anche se simpatica da vedere, ma noi italiani siamo belli perché siamo fatti così  ;-)

E passiamo al momento clou: l’accensione del braciere.

Suppongo sia in questa fase che i creativi delle nazioni ospitanti consumino il maggior numero di neuroni: l’accensione deve essere qualcosa di epico, entusiasmante, indimenticabile, insuperabile e rappresentativo della propria nazione.

Devo dire che la Cina si è ben difesa, con la corsa simulata a mezz’aria (ripresa da Atene 2004) lungo un papiro srotolante che dopo un giro di pista terminava alla miccia del braciere, davvero poetico e coreografico che ben rappresenta la evanescenza e il simbolismo dell’arte Cinese. Ha meritato il terzo posto della mia personale classifica di gradimento delle Cerimonie di Apertura.

Ma cosa abbiamo visto in passato?

Atene 2004: emozionantissimo il momento in cui, dopo la corsa a mezz’aria del tedoforo, poi ripresa dalla Cina 2008, la fiaccolona gigantesca, una via di mezzo tra un cannone galattico e un enorme sigaro, si inchina verso il tedoforo per prendere il fuoco, come un dio greco che tende affettuoso la mano verso il figlio mortale, sottolineato da una colonna sonora poderosa. Secondo posto della mia classifica.

Sidney 2000: La Olimpionica Cathy Freeman cammina sull’acqua e dà fuoco ad un cerchio che poi si rivela essere il braciere olimpico che si innalza nel cielo tra cascate d’acqua. Mistico.

Atlanta 1996: Muhammad Alì alias Cassius Clay  appare a sorpresa come ultimo tedoforo e dimostra come, con l’aiuto di una miccia, in America sia possibile vincere anche sulla malattia (il Morbo di Parkinson che lo affligeva).  Commovente.

Barcellona 1992: La mia preferita. Una freccia infuocata scagliata nel buio della notte colpisce il braciere che si illumina d’immenso. Fa niente se dissero che la freccia andò oltre e che il braciere come previsto si accese con un telecomando a distanza, il tempismo e la prospettiva televisiva resero un effetto ottico da brivido, perché per gli Spagnoli era importante rappresentare la capacità degli uomini di compiere imprese mirabolanti con le proprie forze.

Seul 1988: I Coreani scelsero 3 tedofori che salirono con tanto di ascensore fino al braciere, e accendendolo sacrificarono ai Giochi Olimpici anche delle povere colombe che stavano, ahiloro, riposando un attimo. Per la serie “due piccioni con un braciere”: pratico.

E qui mi fermo sennò facciamo notte🙂

Ultima nota doverosa: si è parlato tanto delle disavventure dei tedofori che hanno dovuto lottare contro mille avversità per portare la fiaccola al traguardo.

Ma secondo me l’eroe più grande fu un certo Raimondo Vianello  nella parodia del tedoforo a cui capita di tutto, dall’annegare in un fiume all’arrivare allo stadio a Olimpiadi terminate, visibile nei titoli di CODA di un vecchio spettacolo della fantastica coppia Vianello-Mondaini, trasmesso ai tempi d’oro della RAI.

Lo spettacolo si chiamava “Sai che ti dico?” del 1972. Lo potete rivedere qui.

e mi raccomando: non perdete assolutamente i titoli di CODA con la esilarante corsa del tedoforo Vianello sottolineata dalla canzone “Ma che amore” di Iva Zanicchi: ogni puntata un finale diverso

Quelle sì che erano imprese!


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