Il metodo subliminale


Negli anni ’90 mi capitò di seguire un corso retribuito finanziato dalla Comunità Europea, argomento: Informatica e affini.

Niente di che, si parlava di Windows e Office per la maggior parte, un ultimo modulo riguardava la contabilità (partita doppia, registri, libro mastro etc).

Dulcis in fundo prevedeva una 5 giorni alla Olivetti di Piacenza dove fummo edotti su Windows NT Workstation.

Tutto il viaggio fu una pacchia. Immaginate: giovani alloggiati in Hotel tutto pagato, bella città (era Luglio), uscite serali, festini fino alle 4 di notte, e un corso interessante con attestato finale. La nostra pover tutor fece davvero molta fatica a controllarci, ma per me fu davvero una vacanza.

Ogni mattina, dopo una pantagruelica colazione, con sottrazione di nutelle e marmellate varie per i momenti di fame, ci recavamo presso la sede dove ci attendeva il nostro professore di Windows, che con molta pazienza ci spiegava per 4 ore i segreti della nuova piattaforma. Al pomeriggio c’erano altre 4 ore di esercizi dove mettevamo in pratica quanto spiegato.

La mattina dell’ultimo giorno, dopo aver fatto le 4 di notte praticamente sempre con alzata alle 7 di mattina, eravamo molto stanchi. Al pomeriggio avremmo dovuto recarci alla stazione per prendere il treno che ci avrebbe portati a casa (6 ore di viaggio), per cui la nostra mente era già altrove. Mentre il prof spiegava, le mie palpebre lentamente si abbassavano e dovetti adottare delle strategie per restare sveglia, tra fare i disegnini a tirare fuori il biglietto gratta e vinci che avevo comprato, nella speranza di vincere qualche soldino tra gli sguardi incuriositi dei colleghi. Purtroppo andò male, così si passò a farci le dediche sugli scontrini dei souvenir che avevo comprato, a segnare sul libro in dotazione le parti in spiegazione, ma ancora non bastava a tenermi sveglia.

Alla fine diedi forfait. Il problema principale divenne come farsi una pennichella senza che se ne accorgesse il prof….

Fortunatamente eravamo solo in 15 , tutti disposti attorno ad un lungo tavolo rettangolare, e io mi trovavo seduta alla estremità lontana in modo da dare al prof il mio profilo, coperta dagli altri partecipanti.

Così ebbi la grande idea di appoggiare un gomito sul tavolo e piegare il braccio in modo da sorreggere la testa abbassata sul libro, coprendo però il viso, simulando pertanto una “full immersion” nel testo che avrebbe potuto ingannare un superficiale osservatore.

Chiusi gli occhi e abbracciai Morfeo.

Fui svegliata da uno strano scotimento del tavolo: una colllega secchioncella stava cercando da vari minuti di svegliarmi prima che il prof si accorgesse della mia “partenza”. Pare che la mia pennichella durasse da oltre 15 minuti… Mi rivolsi alla collega e le chiesi con aria normalissima “Che c’è?”, come se dormire al corso fosse la cosa più naturale del mondo.

Dopo essermi svegliata del tutto, sentii il prof che diceva: “Ok ora andiamo su al laboratorio e farete esercizi su quello che vi ho appena spiegato” e che io non avevo sentito in quanto dormiente.

A quelle parole una strana preoccupazione iniziò ad avvolgermi. La sorte però aveva voluto che, avendo a disposizione pochi PC, ci eravamo dovuti disporre a coppie per gli esercizi di laboratorio; la mia metà era stata ben sveglia, quindi confidai che sapesse cosa fare. Ma, mentre lo pensavo, si girò verso di me sussurrando: “Valeria hai carta bianca, non ho assolutamente idea di come si fanno questi esercizi”.

Così la mia preoccupazione crebbe diventando quasi panico silente, mentre ci incamminavamo verso il laboratorio, tanto di più perché i miei colleghi avevano imparato che ero brava col PC, la prima della classe, sempre preparata. Invece stavo per fare una solenne figuraccia. Il pensiero aveva sfiorato anche i famosi colleghi che quindi già pregustavano il piacere.

Il panico silente si trasformò ben presto in cieca fiducia, perché, da quando anni addietro avevo acceso il mio primo PC, avevo notato che in un modo o nell’altro riuscivo sempre a combinare qualcosa. Anche se quella volta era solo la mia incoscienza a parlare…

Arrivati al laboratorio, presidiai un PC e ascoltai le richieste del professore su cosa dovevamo realizzare.

Iniziai a smanettare sotto lo sguardo della mia metà: più che altro giocherellavo con la tastiera e col mouse cercando di capire che dovevo fa’. A quel punto avvenne il miracolo. Guidate da una strana consapevolezza, le mie mani iniziarono a fare cose che non capivo ma che sembravano giuste: clicca qua, setta questo così, quello cosà… Dopo 5 minuti avevo completato l’esercizio e, ciliegina sulla torta, funzionava tutto. Presa dalla contentezza esclamai: “Fatto!”.

Ebbene, i cari colleghi erano ancora a vagare nel buio e, mentre il prof si complimentava con me, una voce rivelò con disappunto: “Ma come è possibile? Hai dormito per tutta la spiegazione!!!”

Il prof fece finta di non aver sentito e io con lui…

Morale: ogni tanto dormire fa bene….

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