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Esperienze e rilfessioni, Generale

Non regalatemi bambole! Preferisco la Scienza

Circola voce che se nasci donna ti debbano regalare le bambole. Circola voce infatti che se nasci donna tu desideri giocare con le bambole, che ti piaccia pettinarle, coccolarle, far finta di dargli da mangiare e tutte le altre sciocchezze che gli adulti si aspettano che tu, da bambina, faccia con le bambole.

bamboleIo ringrazio i miei genitori: non mi hanno mai regalato la Barbie.
Sono probabilmente una delle poche bambine che non ha mai desiderato la Barbie e che ancora oggi si chiede “Se Barbie sta con Ken, in che relazione sta con Big Jim?“. Se qualcuno lo sa lo scriva nei commenti affinché possa acculturarmi.

LA FROTTOLA DELLE BAMBOLE

I miei giocattoli preferiti erano robot, puzzle, la macchina a pedali, i pattini a rotelle, le gambe per correre, l’automobilina di Paperino, le biglie, il monopoli e quando mi regalarono il gioco del “ricamo e cucito”, lo ammetto, ci rimasi male al punto da scambiarmi il nome con quello sulla scatola: “Non chiamatemi più Valeria, da oggi mi chiamo Marcella” fu la mia risposta risentita. E per qualche giorno andai avanti così.

Non si capisce per quale motivo circoli la voce che noi donne saremmo selezionate geneticamente per giocare con le bambole, cucire, stirare, cucinare…. dicono che sia tutta colpa di Piero Angela, ma io gli voglio bene e non posso credere che abbia mai sostenuto una cosa simile.  E’ stato sicuramente travisato.

La verità è che la presunta parità dei diritti uomo-donna non esiste e non esisterà mai se continuano a utilizzare le scoperte scientifiche come scusa per regalarci le bambole, se in tv continuano a dividere le pubblicità in quelle per le bimbe e quelle per i bimbi. Io infatti ho sempre preferito quelle per i bimbi.

Una volta mi venne qualche dubbio che fossi io quella in difetto e così mi feci regalare il Ciccio Bello, quel bambolotto biondo con gli occhi azzurri che tutte le bambine della mia età adoravano.

Non faceva un cacchio. Non so cosa faccia ora ma all’epoca gli levavi il ciucciotto e piangeva, lo rimettevi e stava zitto. Finito qui.  Il mio robot preferito almeno camminava, questo invece sembrava amorfo. Ciccio Bello finì nel ripostiglio e non ho mai più fatto richiesta di bambole, anche se, ahimé, me ne sono arrivate altre.

La bambola che ricordo con più affetto faceva questo: cantava. Punto.

Fosse finita qui, invece no. Le bambine del vicinato volevano giocare con le bambole. Mi ricordo lunghe sedute noiose con loro, sul muretto, la bambola in braccio, che si allenavano a fare le mamme “Mangia la pappa, buona la pappa” mentre io le guardavo allibita con la mascella che mi cascava e invidiavo tanto i maschietti a cui la Natura, sempre secondo le dicerie, aveva evitato d’ufficio questa somma scocciatura del giocare con le bambole, perché potevano divertirsi a giocare ai cowboy.

PICCOLE BAMBOLE CRESCONO

Sono anche una delle probabilmente poche bambine che non ha nemmeno mai desiderato un paio di scarpe coi tacchi a spillo. La mia mamma ne aveva eccome, ma io ho sempre preferito le più comode scarpe per il tempo libero o da ginnastica, le altre mi davano il mal di schiena.

Mai portato i famosi 12 cm che ancora oggi sedicenti esperti di moda consigliano. Al diavolo anche la moda e l’illusione di sembrare più alte: mi sento già alta col mio più che metro e sessanta.

Ringraziamenti speciali al mio ortopedico a cui, da grande, ho confidato il segreto della mia avversione per i tacchi alti, perché costui gli ha trovato una spiegazione scientifica: “lascia perde, la tua schiena non li regge, hai fatto bene a evitarli, puoi portare 2-max 5 cm“. Grazie dottore!!!

Per sicurezza me lo feci mettere per iscritto e lo mostrai a mia madre che fin da ragazza si disperava perché non sceglievo mai le scarpe coi tacchi alti, sapete, quelle da donna. Al negozio delle scarpe il dialogo avveniva più o meno così:

Mamma :   – Comprati quelle (da “donna”)

IO:   – No, prendo queste (tempo  libero)

Mamma:  -  Ma si portano!

IO:  - Che le portino gli altri,  io no!

Finalmente questi dialoghi terminarono.

No, non me n’è mai fregato una cippa dei tacchi a spillo come di sposarmi o diventare mamma, benché all’occasione abbia dimostrarlo di saperlo fare, non sposarmi, fare la mamma.

Sapete, quando sono di carne ed ossa è un’altra questione. Ti rendi conto che tra le braccia hai una bozza di essere umano che comunica con te e si aspetta che tu gli racconti la vita, che lo accompagni per mano lungo il suo percorso. Sì, è bello.

Nonostante ciò, continuo a preferire lo stato di single, (ai quali lo Stato nega pure l’adozione) e di non-mamma, perché se lo scopo dell’avere figli è quello di rendersi immortale e perpetuare la specie, allora con tutti i  nipoti e il tempo che ci ho passato a giocare, una parte dei miei geni si è già propagata alle generazioni future.  Potete anche prenderla come una minaccia, se vi va ;)

Se invece lo scopo è quello di giocare con una bambola vera, illudersi di dargli quello che non hai avuto tu, mostrarlo in giro, o perché sei donna e gli altri questo si aspettano che tu faccia prima o poi, altrimenti fioccano le malelingue, non m’interessa. Non ho proprio nulla contro la maternità, ma non ho mai minimamente pensato che lo scopo del mio esistere, o delle donne in generale, sia “solo” quello di diventare mamma o moglie, né ho mai sentito il bisogno di esserlo.

Bubbole a chi pensa che tutte le donne debbano sentirsi realizzate solo così. Altre bubbole a chi pensa che mi perda qualcosa di bellissimo. Siamo geneticamente selezionate per capirlo, ricordate?

Però, perché sono donna, mi sono sempre dovuta sorbire ai colloqui di lavoro lo sguardo dei selezionatori quando il loro cervellino già iniziava a farsi i calcoli “Quanti anni ha? mmmmm, tra poco vedi che diventa mamma e mi chiede la maternità e gli assegni famigliari“….

LA FROTTOLA DELLE MATERIE SCIENTIFICHE

Da che ho memoria mi ha sempre interessato una cosa: la scienza, le stelle e tutto il Firmamento, il sapere, il capire, il pensare . Mi accontento di poco.  Ma pare che anche questo settore sia riservato agli uomini…

bambolaCorre voce infatti che noi donne saremmo negate nelle materie “tecnico-scientifiche”, anzi saremmo state selezionate geneticamente per essere noi stesse delle bambole.

Altre bubbole. Però ci credono così tanto che se dimostriamo di avere un cervello ci chiamano presuntuose. Sono d’accordo che una predisposizione tecnica ci vuole, ma non finisce sempre dall’altra sponda.

Tutti sanno che il primo a ideare il progenitore del computer, la macchina analitica, fu un uomo, Charles Babbage, ma quanti sanno che ebbe sostegno da una donna, una donna che per quella macchina mai costruita creò anche gli antenati dei programmi attuali? Il primo programmatore di computer era una donna, si chiamava Ada Byron, figlia del famoso Lord, e in suo onore fu battezzato il linguaggio di programmazione ADA.

Eppure, entrate oggi in un’azienda di sviluppo software e osservate il rapporto donne-uomini.

VOGLIO ESSERE SINGLE TASKING

Dissacriamo infine questo mito che siccome la Natura avrebbe deciso che le donne sono multitasking si trova la scusa per fargli fare 10-100 cose alla volta pensando pure che gli piaccia.

Io sono single e aspiro ad essere anche single tasking. Perciò “Beati” quegli uomini che possono scaricare le incombenze della casa e della famiglia sulle donne con la scusa che la Natura non li ha dotati di multi processore. Sono davvero sfortunati!

ESSERE DONNA E’ BELLO

Chiariamoci, a me piace essere donna e mi ritengo fortunata nell’essere donna, però esistono molti modi per esserlo: la maternità, l’ocaggine e i tacchi a spillo sono solo alcuni, così come lo è per gli uomini “fare il figo”.

Perciò non regalatemi mai bambole, accetto solo peluches!

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Discussione

7 pensieri su “Non regalatemi bambole! Preferisco la Scienza

  1. Si può sottoscrivere il doppio di tutto???

    Da piccola (ma potrei dire anche adesso, basandomi su quello che scrivi) ero pari parti a te: amiche con il Cicciobello e la Barbie, io con i cavalieri dello zodiaco, pallone, avventure alla conquista di Nettuno e case sugli alberi. Ero fissatissima con i peluches e guai a mettermi in mano le cose da femmina, diventavo una iena. Mia madre mi ha lasciata libera su tutto, non mi ha mai imposto bambole, gonne, nastri rosa, bambolotti che sputano un liquido marrone dal c*** o comportamenti da bambina: mi ha dato un educazione, ma mi ha lasciata vivere selvaggiamente.

    Sono cresciuta giocando con la fantasia, guardando le stelle, immaginando i viaggi interplanetari o storie e scenari alla Tim Burton. La mia infazia, se pur mi mancavano le cose basilari tipo l’acqua calda e la luce, è stata fantastica!! :D

    Scommetto che ti è stata rivolta spessissimo l’”accusa” di essere un maschiaccio, di essere poco femminile, i “dovresti essere così, comportarti colà”. Sbaglio?

    I tacchi, che te lo dico a fare: le mie scarpe da sera hanno il baffo della nike. :D

    Idem per il matrimonio e lo sfigliolare: non è roba per me. Non sono geneticamente predisposta al matrimonio e tantomento a fare figli, pur avendo ampiamente dimostrato che la scelta di non fare figli non è dettata dal non prendersi le responsabilità (come determinate persone vogliono farti credere perché sono incacapaci di accettare che si può scegliere di essere genitori), perché mentre le mie coetanee se ne andavano a scopacciare in giro, io ero in casa a pulire il fondoschiena a mia madre (e non solo questo ho fatto).

    L’uomo che mi sta accanto non ha il compito di rendermi qualcuno, ma solo di soddisfare i miei piaceri fisici e sentimentali, come io per lui. Sono stata sola per tanti anni e non mi sono mai vista come una fallita, tantomeno ho avuto la prescia di accoppiarmi. Ancora oggi, dopo 4 anni insieme a qualcuno, penso a me come ad un’entità unica, che non va in coppia (e questo non dimostra il provare meno amore per chi mi è vicino), sfogo le mie passioni sulla lettura e sul continuo immaginare mondi lontani, avventure di ogni genere, giri del mondo, Verne, Asimov, ecc. :D

    Per quanto riguarda il multitasking, ecco, io sono monotasking: devo fare una cosa alla volta se no non riesco a farla.

    Mi sono ritrovata in tutto quello che hai scritto. E ogni volta è così. Spero che per te non sia un’offesa. :D

    Pubblicato da Pikadilly | 24 ottobre, 2010, 3:39 pm
    • Ciao Pikadilly,
      sì un sacco di volte passavo per la maschiaccio, addirittura la ribelle, e siccome portavo i capelli corti le signore mi scambiavano per un bambino….e se avessi fatto figli e mio figlio avesse voluto giocare con le bambole avrei pensato solo che era tanto carino :)
      Come detto, non mi offendo per niente anzi sono onorata che ti ritrovi nel post :)

      Pubblicato da vally | 24 ottobre, 2010, 3:49 pm
      • Vero vero, anche io: la ribelle. E l’unica cosa “da femmina” che portavo, erano i capelli lunghi, ma sempre sciolti. Guai a legarli. :D

        La questione figlio con bambola mi ha fatto ricordare una vecchia vicina di casa. Una volta il figlio prese in mano i giochi della sorellina, lei, la madre, gli urlà nelle orecchie: “MA CHE SEI MATTO?? GIOCHI CON LE COSE DELLE FEMMINE? E CHE SEI FROCIO!!!!”.

        E dire che tra noi e una così, chi deve star zitto sull’educazione di un figlio saremmo sempre e comunque noi. :D

        Onore mio. :D

        Pubblicato da Pikadilly | 24 ottobre, 2010, 4:14 pm
      • @pikadilly la libertà di essere sé stessi è dura da conquistare :)

        Pubblicato da vally | 24 ottobre, 2010, 4:38 pm
  2. Io amo le bambole, e anche i peluche.
    Ma non ho mai avuto istinto materno, e meno male, perché essendo lesbica sarebbe stato un gran casino…

    Pubblicato da elenaromanello | 13 marzo, 2011, 10:54 pm

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  1. Pingback: Le Donne Vengono da Venere, gli Uomini da Marte « Valeria Barbera: My Blog - 5 febbraio, 2012

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