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Comunicare oggi, Esperienze: Lavoro, Vive la Strafottence

Come Dare Le Dimissioni con Soddisfazione: Il Colpo di Coda

Sere fa guardavo X-Factor, il reality show musicale da cui è nata Giusy Ferreri, e notavo che era già la seconda volta che la Simona Ventura parlava della “cazzimma” - una parola molto nota dalle mie parti – e  in relazione ai Bastard Sons Of Dioniso.

Lei cercava di spiegare cosa era questa misteriosa “cazzimma” ma credo che ai più non sia stato chiaro il concetto. Lo spiegherò con una dimostrazione pratica ritornando all’ultimo giorno di lavoro descritto molto bene in questo articolo su “Come Dare le Dimissioni con Soddisfazione“, argomento che noto essere ancora molto poco affrontato sul web.

Avevo dato le dimissioni settimane prima, SENZA avvisare il mio capo, SENZA fargliele vedere, mostrandole DIRETTAMENTE al Direttore del Personale (definito ingenuo dai più fu l’unico a non sorprendersi).

Sapevo che questa cosa avrebbe dato MOLTO fastidio al mio capo e provai tanto piacere a farlo.

Tutti i miei predecessori dimissionari mi avevano riferito dell’ultima domanda che gli interessava, che non era “Restiamo amici?” ma “In che azienda vai a lavorare?“.

Qualche malcapitato gliela aveva pure detto e se n’era pentito. Io non avrei fatto questo errore. Dopo un giorno di silenzio rinchiuso nel suo ufficio finalmente mi convocò nel “confessionale”…ma non mi fece LA domanda, ostentando indifferenza.

Poco male, c’erano ancora diverse settimane prima dei saluti e sapevo che la curiosità gli bruciava più che al gatto. Neanche agli “eletti” avevo rivelato il mio vero futuro lavorativo così che non potesse scoprirlo nemmeno con la tortura.

Arrivato l’ultimo giorno mi riconvocò nel “santuario” e mi mostrò un foglio. Lo presentò come un questionario che avrei dovuto compilare in cui c’erano queste domande:

- Il nome della azienda in cui mi trasferivo

- lo stipendio che mi avrebbero dato

- Perché me ne andavo

…e altre sempre sullo stesso ritornello.

Mi spiegò, forse sperando che mi commuovessi,  che la misura si era resa necessaria dato l’alto turnover (leggi numero di dimissioni da persone in gamba)  e quindi  l’Azienda chiedeva il mio aiuto per capirne il motivo e adottare una strategia che lo riducesse. Anche perché, aggiunse, SE avessi compilato il modulo avrei potuto spiegare chiaramente perché li abbandonavo senza che “altri” riportassero cose sbagliate….

Dopodiché avviò la sua tattica: si zittì aspettando che il lungo silenzio mi snervasse al punto da capitolare. Ma io muta e inerte esattamente come lui.

Alla fine fu lui a capitolare specificando che in fin dei conti non era obbligatorio compilare il modulo. Pertanto io recisi la conversazione con “Allora non lo compilo!“.

Ma la mia sete di vendetta non si era saziata, era appena iniziata. Assieme alla email coi saluti ne preparai una seconda che spedii per ultima: era diretta al superiore del mio capo, quello a cui, in mancanza del questonario compilato,  avrebbero potuto arrivare le famose “informazioni travisate“. Ero giustificatissima in quanto ad un meeting qualche tempo prima la detta persona si era presentata propensa ad ascoltarci, ci esortò a parlare dei dubbi, problemi e dir si voglia. Bene! Eccoti servita!

Esordii presentandomi, parlando del questionario propostomi dal suo subordinato e motivando la mia email in quanto, se davvero l’azienda voleva sapere il motivo della mia partenza, era giusto che non mi affidassi al poco spazio sui questionari o moduli che (essendo il superiore in altra città)  potevano andare “smarriti” e dicessi la mia tramite questo canale diretto.

E così, con tono sereno senza parolacce né offese ad alcuno, descrissi con la lunghezza di un poema epico PERCHE’ me ne andavo e PERCHE’ NON mi dispiaceva affatto, augurando loro che queste informazioni potessero davvero aiutarli a non farsi scappare i dipendenti.

Completai aggiungendo “Ora che Le ho spiegato perché me ne vado, spero che capirà perché non era il caso di scriverlo sul modulo.”

Ritorsioni, scuse, denunce? No, figuratevi, la palla l’avevano offerta loro.

E’ servito a qualcosa? A loro penso di no perché sono sempre alla spasmodica ricerca di nuovi dipendenti, in giro i riscontri sono sempre meno buoni…e comunque a me ‘nteressa zero.

Ma la mia soddisfazione è stata grande: il mio EX capo non mi ha più dimenticata .

Ora è chiaro cosa è la “Cazzimma“? ;-)

Aggiunta: Visto che ci son persone non hanno capito,  è doveroso chiarire che la reazione suddetta NON è stata scatenata dal mancato aumento (che seppure m’avrebbero dato li avrei abbandonati ugualmente), ma dal comportamento del capo che ha dimostrato ancora una volta di NON meritarsi i tanti dipendenti bravi che ha perso (infatti non fui l’unica ad abbandonarlo).

Per la serie: libera contrattazione.

QUESTA è la cazzimma ed è una bella cosa averla.

Pensate che la insegnano pure alcuni coach nei corsi.

Discussione

8 pensieri su “Come Dare Le Dimissioni con Soddisfazione: Il Colpo di Coda

  1. Molto interessante questa spiegazione; ho capito che la cazzimma non fa per me: non so agire con il preciso intento di vendicarmi o di far soffrire gli altri, sono troppo ingenua…e poi se anche accenno una polemica lascio subito cadere la disputa sull’inutile soddisfazione di ferire o colpire l’interlocutore. Ma se mi feriscono è finita! Ciaoooo!

    Pubblicato da Fabiola | 26 febbraio, 2009, 4:03 pm
  2. Ve lo voglio proprio dire: sto per alzare il telefono e prendere un appuntamento con il capo del personale cui comunicare le mie dimissioni dopo “soli” 18 anni in azienda!!!

    Il mio capo?
    Non lo considero proprio.

    e………. mi sento molto, molto, ma davvero infinitamente cazzimma.

    Spero che prima o poi proviate l’ incredibile senso di liberazione che sto provando ed assaparando in questo momento.

    Zab ( la perfida….ZAB )

    Pubblicato da ZABARGAD | 27 febbraio, 2009, 3:47 pm
  3. @Fabiola
    Eh eh, il mio capo mi considerava ingenuotta, ma alla fine lo ha visto. Davvero esistono ancora i dirigenti che pensano che i dipendenti si chiamino Fantozzi. Ma la soddisfazione di dare pan per focaccia al mio capo resta nel tempo :-)

    @Zabargad
    Hai proprio ragione quando parli del senso di liberazione. Quando me ne andai mi sentii felice come se uscissi dalla casa del Grande Fratello.
    In bocca al lupo per la tua prosecuzione :-)

    Pubblicato da Vale | 2 marzo, 2009, 2:40 am
  4. Magari l’aumento e il corso non te l’hanno dato perché non te lo meritavi, in ogni caso se è questo il motivo della cazzimma è puerile.

    Un conto è la libera contrattazione economica, un altro le mancanze di rispetto, se no va a finire che appena si trova un negoziante che non fa lo sconto desiderato lo si riempie di insulti.

    Pubblicato da Michele | 31 luglio, 2010, 8:20 pm
    • Chissà, forse puerile è dire “magari non te lo meritavi” ad una persona che neanche si conosce, senza per giunta aver letto bene i post, ma questa sicuramente non la definisci una mancanza di rispetto.

      Che vuoi che ti dica, per quanto il post sia scritto in italiano, ognuno capisce cioè che vuole.

      Ti consiglio vivamente di fare lo sconto a quel cliente.

      Pubblicato da vally | 31 luglio, 2010, 11:57 pm
    • Michele: dalle tue parole non sembri un dipendente. Sembri invece un datore di lavoro.

      Pubblicato da Albert0 | 17 agosto, 2012, 3:31 pm

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