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Il Codice del Micio

Un arrivo speciale

Il Gatto è il mio animale domestico preferito. Ho amato i gatti fin dalla età di 6 anni, quando spesso andavo da mia cugina a giocare con i gattini che vivevano nel giardino della sua villetta. In quei tempi imparai come vanno accarezzati e quanto sono capaci di affezionarsi agli esseri umani. Avevo sempre sperato un giorno di poter averne uno, anche se le probabilità che ciò avvenisse erano poche: primo, perché a casa gli unici animali che si fossero mai visti erano di tipo “Cane” (a esclusione di qualche altra specie di passaggio); secondo perché, defunto l’ultimo esemplare di cane, mia mamma, fissata con l’igiene,  aveva rigorosamente deciso che mai più avrebbe accettato animali in casa: “Già ci siete voi” era la sua motivazione preferita.

Da diversi mesi una famiglia di gatti neri si era stanziata nei pressi del mio condominio e un moto di piacere faceva capolino ogni qualvolta mi apparivano, anche se mi attraversavano la strada.

La sera del 19 ottobre 2003, ero al computer a terminare qualche compito che mi ero portata a casa dal lavoro; verso mezzanotte bussano alla porta. Un vocìo festoso proviene dall’ingresso, mi chiamano e quasi intuisco qualcosa…

Mio fratello sull’uscio stringeva un fagottino minuscolo a cui mia mamma si riferiva stranamente con cinguettii e frasi gentili. Il “fagottino” era un cucciolo infinitamente piccolo, con due orecchie enormi e uno sguardo furbo, anche se spaurito. Mio fratello mi chiese di prenderlo in braccio mentre scendeva a procurare un po’ di pappa dalla vicina. Ricordandomi tutto quello che avevo appreso sui gatti, lo presi dolcemente e, mentre gli accarezzavo il pelo rassicurandolo, ci sedemmo sulla poltrona nell’ingresso.

Era mezzanotte. Il micio tremava come una foglia, non so se per la debolezza o per la paura. Era così stanco che si addormentò tra le mie braccia. Una vocina mi sussurrava “E’ lui!”. Mio fratello mi spiegò che, mentre era giù al palazzo a parlare con la amica, il “fagottino” si era palesato piangendo a causa di un pestone che aveva ricevuto sulla zampa dal fidanzato della tizia. Così, d’impulso, lo aveva raccolto e parcheggiato a casa nostra con l’accordo che la mattina dopo lei lo avrebbe adottato.

Nel tempo in cui il micio dormiva beato, si materializzarono un piatto di plastica con le cibarie e uno con il latte. Quando si svegliò, si rifocillò brevemente. Subito dopo trovò una mia scatola di cartone, con del polistirolo dentro, che avrebbe usato come lettiera per quella prima, e unica, notte da “ospite”.

Dopo aver ammirato quei begli occhioni dorati con venature verde acqua, e ricavato dalla dentatura una parzialissima stima della età (non sono esperta ma gli davo 1-2 mesi massimo), per un errore di valutazione pensammo fosse una femmina. Essendo tutto nero con qualche ciuffo bianco sparso su collo e pancino, mia mamma lo chiamò “Nerina”, in ricordo della gatta nera che aveva da piccola.

Alla fine della Cerimonia di Benvenuto al Gatto lo sistemammo nel bagno di servizio, in modo che potesse riposare comodamente. Lo trattammo talmente bene che ci venne il dubbio che il giorno dopo, non appena lui avesse sparso la notizia della esistenza di un “Hilton per Gatti”, ci saremmo ritrovati tutta la delegazione felina al completo.

Per fortuna non andò così. La mattina dopo entrai brevemente nella sua “camera” per mettere altra pappa e vedere come se l’era cavata con la lettiera. Il piccolino stava male col pancino e si era sporcato tutto, quindi lo lavai con un batuffolo di cotone e lo salutai augurandogli un “in bocca al lupo” per la sua prossima adozione.

La sera, tornando dal lavoro, il micio era ancora a casa nostra. Mi fu spiegato che la vicina – non so se ci era o ci faceva ma io penso ci facesse parecchio – non aveva potuto adottarlo, in quanto il suo micio di casa aveva soffiato appena visto “l’intruso”, e quindi, per il bene delle relazioni umano-feline, bisognava trovargli altra sistemazione che non causasse discordie interne.

Mentre valutavamo a quale parente sbolognare il micio, l’esule felino ebbe in dono da mio fratello una vera lettiera, vera sabbietta, vere ciotole per gatti e la sua prima visita dal veterinario. Il dottore gli preparò il libretto sanitario in cui svelava che il fagotto era un maschio di 2 mesi, con data presunta di nascita 20 agosto 2003. Lo ribattezzammo pertanto Nerino. Nei giorni successivi Nerino ricevette anche una casa-cuccetta di trapunta che subito rimodellò a forma di poltrona.

Iniziammo subito anche le cure: Nerino aveva i vermi intestinali, infezioni alle orecchie e agli occhi, pesava 900 grammi scarsi, il pestone gli aveva lasciato una unghia spostata e una andatura zoppicante per il dolore. Era ridotto maluccio, insomma.

Col tempo la “candidata” più probabile a cui sbolognare il “pacco” divenne la famosa cugina, quella della villetta col giardino e i gattini, che al telefonò sembrò subito entusiasta della idea. Fino a quando, al momento della consegna, capitò che dovette improvvisamente “emigrare” fuori città per il weekend. Rimandammo la cosa a data da destinarsi, ma era oramai passata una settimana dall’arrivo di Nerino e, per quanto ci fossimo limitati nelle effusioni, il legame si era già stabilito molto forte. La prospettiva del povero micio, costretto a ritornare a vivere all’aperto, anche se pur sempre in un giardino, col freddo che iniziava a farsi sentire, non ci sembrava una buona idea. Non abbiamo mai più ritelefonato alla cugina.

Le effusioni e le rassicurazioni al micio divennero costanti: tutte le sere lo prendevo, lo accarezzavo e gli spiegavo che avrebbe vissuto con noi e gli avremmo voluto tanto bene.

Lui mi guardava con aria perplessa, non capiva ancora le parole ma si prestava pazientemente a tutte le “torture” che le cure richiedevano:  le goccine negli occhi e nelle orecchie, la pulizia giornaliera perché aveva la diarrea e non sapeva ancora pulirsi da solo.

Nuovi regali arrivavano per lui ogni giorno: palline, un topolino a molla, un totem tiragraffi con pupazzetti penzolanti… Ogni sera, prima di andare a ninna, passavamo una buona ora a giocare con lui tutti insieme e a riscoprire gli anfratti della nostra casa, per poi dargli la “buona notte”.

Era trascorso oltre un mese di cura delle coccole. Una sera, Nerino mi guardò con i suoi begli occhioni… che si accesero di una nuova luce: aveva capito!

La Natura ce lo aveva affidato, Nerino era diventato parte della famiglia ed era stata stabilita una nuova alleanza umano-felina. Il suo arrivo mi dimostrò che i sogni possono avverarsi nei modi più strani: lui era il primo sogno della mia vita che si realizzava, dopo 30 anni di attesa.

Nerino a 3 mesi

Nerino a 3 mesi

 

Discussione

7 pensieri su “Un arrivo speciale

  1. Meravigliosa storia!!!

    Pubblicato da Elena | 1 luglio, 2009, 3:34 pm
  2. mi stai dicendo che anche io ho speranza di avere il mio agognato Westie prima o poi? :D

    Pubblicato da Nemuriko | 19 ottobre, 2010, 3:52 pm
  3. mannaggia ho gli occhi lucidi… bellissima storia…mi hai fatto pensare a quando abbiamo trovato Sam… :) auguri allora! felice anniversario!

    Pubblicato da Moemi | 19 ottobre, 2010, 3:55 pm

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