Come superare il mal d’aria
A casa mia si è sempre andato a piedi, i miei genitori non hanno mai posseduto auto né preso la patente, così non ho fatto il training e non mi sono abituata da piccola a queste imprese.
Di conseguenza ho sempre sofferto: mal d’auto, mal di mare, mal di pullman. Si salvava solo il treno ( perlomeno fin quando non provai il vagone letto)
Ogni volta che viaggiavo, in autobus, in auto o per mare, era uno svomitazzo garantito. Mia mamma mi dava le pilloline per il mal d’auto ma facevano così schifo che vomitavo prima, in mare almeno non rischiavo di sporcare, comunque poi imparai a salvare anche le auto sedendomi davanti, affacciandomi al finestrino come un cagnolino e avvisando prima dello svomitazzo in arrivo, abbastanza presto per far fermare la macchina e saltare fuori.
In aereo ci sono andata che avevo già 30 anni suonati. Certo là non potevo aprire il finestrino (IH IH IH) né dire al pilota di fare una sosta, ma so che ti danno il sacchetto, comunque la cosa era una rottura di scatole. La prima volta che dovetti volare era per una toccata e fuga a Torino (da Napoli) quindi dovevo partire la mattina e tornare la sera stessa. Scartai il vagone letto perché lo avevo usato la volta precedente e appena scesa dal treno avevo continuato ad a ondeggiare per una settimana. A questo punto preferii provare l’aereo, in fondo lo avevo sempre desiderato. Certo se soffrivo l’auto, la nave, il bus e il vagone letto, era probabile che soffrissi pure l’aereo.
Mi accompagnò un parente, che si occupò di prenotare il volo di andata e ritorno in agenzia viaggi. Anche lui non era mai stato in aereo, quindi non sapeva. Mi comunicò che per evitarmi il problema del mal d’aria aveva avuto una idea geniale. Compiaciuto svelò di aver evitato la lunga tratta Napoli-Torino con volo diretto e ritorno, e aveva deciso per Napoli-Roma + Roma-Torino, andata e ritorno. Così il tempo di volo sarebbe stato ridotto e non mi sarei sentita male. Secondo lui.
Peccato che non abbia pensato che i 2 voli con scalo diventavano 4 voli, in una giornata, e che ciò che dà il mal d’aria solitamente è il decollo e l’atterraggio, cioè le variazioni di quota. E pensare che ero andata sulle montagne russe una sola volta da piccola e poi mai più.
Quindi 4 decolli e 4 atterraggi mi aspettavano.
Partiamo.
Volo numero 1: la tratta Napoli-Roma prevedeva un aereo piccolissimo (chi prende l’aereo per andare da Napoli a Roma?) e pertanto sentivo tutto, anche la vibrazione del motore, ogni variazione di altitudine, ogni virata, ogni passo della hostess, ogni respiro del pilota!! Mi sembrava che l’aereo stesse per andare in pezzi da un momento all’altro, o forse ero io, boh!
Se soltanto qualcuno mi parlava di mangiare lo zittivo. Saltai la offerta dello snack a bordo. L’atterraggio fu una cosa paurosa, sembrava che l’aereo rimbalzasse come una palla sulla pista. Praticamente con le rotelle in fumo pensai ”ma allora i Boeing li hanno chiamati così perché rimbalzano meglio?“
Dopo 40 minuti di cardiopalmo attaccata alla bocchettina dell’aria finalmente baciai la terra, con lo stomaco che era rimasto lassù e le gambe che facevano “Giacomo Giacomo“.
La prima cosa che pensai è: “E come ci arrivo a stasera? Stavolta ci lascio le penne”
Volo 2: Roma-Torino. Non avemmo il tempo di riprenderci dal primo volo perché dovevamo prendere la coincidenza con il volo Roma-Torino, dopo neanche un’ora eravamo di nuovo in aria. Però stavolta l’aereo era più grande, più solido, più silenzioso. Le variazioni di quota si sentivano di meno e l’odore del caffè che servivano le hostess mi dava meno nausea. Tò eravamo al secondo volo e non avevo ancora vomitato.
Passata la giornata a fare quello che dovevo fare arriva l’atteso momento del ritorno: altri 2 voli, altri 2 decolli e altri 2 atterraggi.
Volo numero 3: Torino-Roma. Molto meglio! Mi sentivo quasi bene, osai perfino assaggiare un caffettino e due salatini e lo stomaco dava semaforo verde. Magnifico!
Volo numero 4: Roma-Napoli. Qui ci fu un interessante intermezzo: la lista d’attesa. Infatti il tempo per fare il cambio di aereo (aspetta navetta che ti porta in aeroporto, cerca il terminal giusto, fai di nuovo il check in) era pochissimo dato il ritardo del volo precedente, il volo 4 partì senza di noi.
Arrivati al check in trovammo una addetta fuori della volontà del signore che ci sgridò perché avevamo perso l’aereo. Ma come! Mica l’ho fatto io il ritardo, mica ho deciso io che si deve prendere la navetta dall’aereo all’aeroporto, mica la guido io la navetta! Ovviamente io poi feci il reclamo alla compagnia per il comportamento della tizia.
Dopo circa 1 ora di lista d’attesa si liberò un posto su un altro volo e ci fecero misericordiosamente salire. L’aereo era dello stesso tipo del volo numero 1, piccolino e poco affidabile. Ma … miracolo! Non avevo più il mal d’aria, non sentivo più tanto il decollo, non avevo la nausea e, dopo una giornata a quasi digiuno, mi rifeci di tutto il tempo perduto: tanto ero contenta che continuai a mangiare anche durante l’atterraggio, che, oramai veterana del volo, mi sembrò dolcissimo. Ci fu anche il solito vicino di posto che chiese “Primo volo?” Risposta: “Noooooooo”
Da quel giorno, ne ho fatti molti altri di voli e l’aereo è uno dei miei mezzi preferiti.
Quel parente era un genio!
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7 luglio, 2008 - Pubblicato da vally | Prove sul campo, Viaggi | lista d'attesa, mal d'aria, Viaggi
2 commenti »
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mi hai fatto tanto sorridere
buona vita
Grazie Domenico,
anche a te