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Scuola e Università

Come passare per secchioni senza studiare

Ho sempre avuto una buona memoria.

Alle elementari questo mi consentiva di ricordare esattamente e ripetere tutto ciò che sentivo, anche a distanza di ore, parola per parola.

Utilizzavo questa mia capacità per studiare poco. Infatti la mia maestra aveva un metodo di studio molto efficace: la giornata si suddivideva in due parti, nella seconda parte lei spiegava, molto bene anche, gli argomenti del giorno dopo; nella prima parte invece ci faceva ripetere, ad uno ad uno, la lezione che aveva spiegato il giorno prima.  Siccome era molto brava e mi accorsi che la sua spiegazione riportava fedelmente quello che diceva il libro, smisi di aprirlo limitandomi ad ascoltare le spiegazioni. A casa giocavo e basta.

Mi ridussi ad aprire il libro solo se dovevo imparare qualche poesia, se c’erano esercizi scritti o se il giorno prima ero stata assente perdendomi la spiegazione. Però ero pigra e mi scocciavo di studiare anche quando ero assente, preferivo giocare. L ‘obbligo di dover studiare quando ero assente mi pesava. Ma trovai la soluzione

La maestra era solita nominare un capoclasse ogni giorno: lui o lei aveva l’onore , nella prima parte della lezione, di girare tra i banchi controllando che ogni alunno esponesse correttamente la lezione.

E avevo notato che il capoclasse ripeteva la lezione sempre DOPO tutti e che se ti offrivi per il ruolo la maestra era contenta.

Così ebbi l’Idea: quando ero assente non studiavo, e al ritorno mi offrivo come capoclasse, di modo che prima facevo ripetere ad ogni bambino la lezione del giorno prima, me la fissavo in mente, e alla fine esponevo la versione che mi ero imparata a runtime.

Tutto filò liscio per tantissimo tempo, poi evidentemente la maestra mi fece qualche lode di troppo suscitando le invidie dei ragazzi, comunque una mattina la fece ripetere prima a me e non sapevo che dire. QUesto non mi insegnò a studiare, mi insegnò che il metodo andava perfezionato

Così, quando mi assentavo, presi la abitudine di dare uno sguardo veloce perlomeno per sapere un accenno, in modo che se si fosse ripresentata la situazione avrei ricamato su una base.

Dopo qualche tempo tornò tutto calmo e ritornai al vecchio trucco.

La buona memoria mi venne in aiuto altre volte. Al liceo ad esempio.

Qui c’erano tanti professori e avevano solo la abitudine di indicare i paragrafi da studiare ma non li spiegavano MAI. Così si doveva per forza leggere il libro. Scocciatura. Arrivò la moda degli scioperi e delle manifestazioni: se c’era una manifestazione degli operai noi ci andavamo, se c’era quella delle casalinghe noi ci andavamo, soprattutto se si rischiava la interrogazione. Se c’era lo sciopero dei treni esultavamo dalla gioia. Eravamo la classe più solidale dei problemi altrui sulla faccia della Terra. Ci meritavamo il premio Nobel per il nostro altruismo.

Arrivammo al punto che la mattina radunandoci in stazione per prendere il treno assieme, dopo i bacini e bacetti, la prima domanda era: “Allora oggi che scusa abbiamo per fare filone?”

All’ultimo anno c’era Geografia Astronomica. A me piaceva ma mi scocciavo sempre di aprire il libro. Anche perché voci di corridoio assicuravano che NON sarebbe uscita come materia all’esame di maturità (infatti uscì Fisica).

Aprii il libro unica volta quando la prof.  ebbe l’idea di farci fare un compito scritto. Allora studiai tutto in una volta il giorno prima.

Un mese dopo non avevamo ancora avuto i risultati e c’era il solito sciopero deglo studenti. Siccome la prof. aveva detto che avrebbe interrogato volevamo aderire. Ma ne avevamo fatti così tanti che i professori avevano iniziato a stufarsi e minacciare rappresaglie, così la classe si era divisa: chi voleva entrare chi no, io ero per il no. Ma dopo mezz’ora alcuni entrarono e allora per non fare la figura dei dissidenti e prenderci la nota, entrammo tutti o quasi.

La prof. di Geografia Astronomica aveva portato i risultati del compito in classe. Decise quindi che avrebbe interrogato quelli che avevano avuto voti migliori. Purtroppo la prima ero io. E dico purtroppo perché avevo studiato solo per lo scritto, ma era passato oltre 1 mese e non avevo più letto niente, né tantomeno mi ricordavo cosa avevo scritto, anzi il buon voto manco me lo aspettavo nè mi interessava.

Comunque la prof. mi chiama alla lavagna e mentre mi avvicino escogito come evitare la figuraccia (sì ero la prima della classe e quindi non volevo dare la soddisfazione ai miei invidiosissimi compagni).

Qui mi è venuto in soccorso San Piero Angela. La sera prima, infatti, aveva fatto una bella trasmissione in occasione dell’arrivo del Voyager nei pressi di Urano (ve lo ricordate?) e il programma durò fino alla mezzanotte, con interviste, filmati vari e spiegazioni di ogni genere su Urano e sul Voyager.

Con fare normale chiesi alla prof. se aveva visto la trasmissione. Subito si accese in viso e con grande entusiasmo mi invitò a parlarne. Così trasformai la mia interrogazione in una riedizione di Quark, sotto gli occhi increduli dei ragazzi. Alla fine la prof. contentissima decise di chiamare anche qualcun altro (finalmente!!) e disse il nome di uno dei Crumiri che avevano deciso di non scioperare. Lui era indeciso ma per la serie “me dovevo pure vendica’” lo esortai a venire. E fu sistemato.

Finita qui? No!

L’ora successiva c’era Fisica e il prof. pure voleva interrogare e mi puntò. Sapevo che il trucco di prima non sarebbe servito, allora risposi che ero un po’ stancuccia essendomi sgolata per la interrogazione precedente ma che comunque se il prof. voleva ero pronta anche subito, per la serie “Agli ordini comandante”

Era un pauroso bluff buttato là con la migliore delle facce da poker. Non ero pronta per niente. Ma il prof. decise di non vedere il mio bluff e chiamò qualcun altro.

Biologia

Sempre al liceo, la prof. ebbe questa fenomenale idea: interrogazioni programmate a nostro gusto. All’inizio del quadrimestre prendeva le prenotazioni e ogni alunno decideva il suo turno.

Più tardi ti prenotavi più argomenti dovevi portare, visto che lei mandava avanti il programma. ma d’altro canto prima ti prenotavi meno argomenti portavi ma poi c’era il pericolo di esser richiamato alla fine del quadrimestre per una rinfrescatina.

Ergo mi prenotavo sempre per ultima. Si, dovevo portare più argomenti, ma venivo interrogata solo una volta nell’intero quadrimestre e potevo evitare di studiare per tutto il tempo. Infatti una volta sentite le interrogazioni dei ragazzi praticamente avevi studiato. A me rimaneva da studiare davvero solo l’ultimo argomento tra la penultima interrogazione e l’ultima, un paragrafetto.

E nel frattempo avevo preso nota di quali erano gli argomenti che piacevano di più alla prof. e che era più probabile uscissero.

La prof. era bassa coi voti, tutti i nostri prof. lo erano, in quella sezione 7 era il massimo che ti davano. A me decise di dare 8.

Alla notiziai ragazzi protestarono perché se avessero saputo che lei metteva 8 si sarebbero impegnati di più nel loro turno. 

La prof. rispose che erano stati sciocchi e che se si fossero impegnati come mi ero impegnata io lo avrebbero già avuto!  Così decisero in massa di farsi riinterrogare pur di avere anche loro 8. 

Solo che io lo ebbi al primo colpo, e senza studiare tanto come loro.

E tu? Ti sei mai trovato in una situazione simile? Raccontaci le tue “imprese” scolastiche!

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Discussione

3 pensieri su “Come passare per secchioni senza studiare

  1. ciò vale..stra ke 6 1 grande! Ma ade k ti sei laureata?
    Beata te..e a me k mi tocca stu 7 ore per un ca…o di 6 tirato che quasi si spacca da qnt è teso!

    Pubblicato da trendy | 6 ottobre, 2009, 3:37 pm

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  1. Pingback: Bonus per gli studenti (poveri) delle superiori « Le cittá sono la ricchezza delle nazioni - 18 luglio, 2008

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